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Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice
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Francesco rivela a un frate le parole del Serafino
COME UN SANTO FRATE, LEGGENDO LA LEGGENDA DI SANTO FRANCESCO,
NEL CAPITOLO DELLE SACRE SANTE ISTIMATE,
DELLE SEGRETE PAROLE LE QUALI DISSE IL
SERAFINO A SANTO FRANCESCO QUANDO GLI APPARVE,
PREGÒ TANTO IDDIO, CHE SANTO FRANCESCO GLIELE RIVELÒ
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1953 Un'altra volta un frate divoto e santo, leggendo
la leggenda di santo Francesco nel capitolo delle sacre sante
istimate, cominciò con grande ansietà di spirito
a pensare che parole potessono essere istate quelle così
segrete, le quali santo Francesco disse che non rivelerebbe
a persona mentre ch'egli vivesse, le quali il Serafino gli
avea dette quando gli apparve. E dicea questo frate fra se
medesimo: «Quelle parole non volle dire santo Francesco
a persona in vita sua ma ora dopo la morte sua corporale forse
le direbbe, s'egli ne fosse pregato divotamente». E
d'allora innanzi cominciò il divoto frate a pregare
Iddio e santo Francesco, che quelle parole piacesse loro di
rivelare; e perseverando questo frate otto anni in questo
priego, l' ottavo anno meritò d'essere esaudito in
questo modo.
Che un dì dopo mangiare, rendute le grazie in chiesa,
istandosi costui in orazione in alcuna parte della chiesa
e pregando di questo Iddio e santo Francesco più divotamente
che non solea e con molte lagrime, egli è chiamato
da un altro frate ed egli comandato da parte del Guardiano
ch'egli l'accompagnasse alla terra per utilità del
luogo. Per la qual cosa egli, non dubitando che la obbidienza
è più meritoria della orazione, immantanente
ch'egli udì il comandamento del prelato, lascia l'orazione
e va umilemente con quello frate che 'l chiamava. E come piacque
a Dio, costui in quello atto della pronta obbidienza meritò
quello che per lungo tempo d'orazione non aveva meritato.
Onde sì tosto come fuori della porta del luogo e' furono,
e' s'iscontrarono in due frati forestieri li quali pareano
che venissono di lungi paesi, e l'uno di loro parea giovane
e l'altro antico e magro, e per lo mal tempo erano tutti molli
e fangosi. Di che questo frate obbidiente, avendo loro grande
compassione, disse al compagno con cui egli andava: «O
fratello mio carissimo, se 'l fatto per lo quale noi andiamo
si può un poco indugiare, però che cotesti frati
forestieri hanno bisogno d'essere ricevuti caritatevolmente;
io ti priego che tu mi lasci prima andare a lavare loro li
piedi e ispezialmente a questo frate antico il quale n'ha
maggiore bisogno, e voi potrete lavarli a questo più
giovane; e poi andremo per li fatti del convento». Allora,
condiscendendo questo frate alla carità del compagno,
ritornarono dentro, e ricevendo questi frati forestieri molto
caritatevolemente, sì li menarono in cucina al fuoco
a scaldarsi e a rasciugarsi; al quale fuoco si scaldavano
otto altri frati del luogo.
E istati che furono un poco al fuoco, li trassono da parte
per lavare loro li piedi, secondo che insieme aveano composto.
E lavando quello frate obbediente e divoto li piedi a quel
frate più antico, e levandone il fango, però
ch'erano molto fangosi, e' guarda e vede li piedi suoi segnati
d'istimate; e subitamente per la allegrezza e stupore abbracciandoli
istretto, comincia a gridare: «O tu se' Cristo, o tu
se' santo Francesco». A questa voce e a queste parole
levansi suso i frati ch'erano al fuoco, e traggono là
a vedere con grande timore e reverenza quelle gloriose istimate.
E allora questo frate antico a' loro prieghi permette ch'eglino
chiaramente le veggano e tocchino e bacino. E ancora più
maravigliandosi eglino per la allegrezza, e' disse loro: «Non
dubitate e non temete, frati carissimi e figliuoli; io sì
sono il vostro padre frate Francesco, il quale, secondo la
volontà di Dio, fondai tre Ordini. E con ciò
sia cosa ch'io sia istato pregato, già otto anni è,
da questo frate il quale mi lava i piedi, e oggi più
ferventemente che l'altre volte, che io gli riveli quelle
parole segrete che mi disse il Serafino quando mi diede le
stimate, le quali parole io non volli mai rivelare in vita
mia; ma oggi per comandamento di Dio e per la sua perseveranza
e per la sua pronta obbidienza, per la quale egli lasciò
la sua dolcezza della contemplazione, io sono mandato da Dio
a rivelargli dinanzi a voi quello ch'egli addimanda».
E allora, volgendosi santo Francesco a quello frate, disse
così:
«Sappi, carissimo frate, che essendo io in sul monte
della Vernia, tutto assorto nella memoria della passione di
Cristo, in quella apparizione serafica io fui da Cristo così
istimatizzato nel corpo mio, e allora Cristo mi disse: "Sai
tu quello ch'io t'ho fatto? Io t'ho dato i segnali della mia
passione, acciò che tu sia mio gonfaloniere. E com'io
il dì della morte mia discesi al limbo e tutte l'anime
le quali io vi trovai, in virtù delle mie istimate,
le ne trassi e menaile a paradiso, così concedo a te
infino a ora, acciò che tu mi sia conforme così
nella morte come mi se' stato nella vita, che tu, poi che
sarai passato di questa vita, ogni anno il dì della
tua morte vada a purgatorio e tutte l'anime delli tuoi tre
Ordini, cioè Minori, Suore e Continenti, e oltre a
questo quelle de' tuoi divoti le quali tu vi troverai, ne
tragghi in virtù delle tue istimate le quali io t'ho
date, e menile a paradiso". E queste parole io non dissi
mai, mentre ch'io vissi nel mondo».
E dette queste parole, santo Francesco e 'l compagno subito
isparirono. Molti frati poi udirono questo da quelli otto
frati che furono presenti a questa visione e parole di santo
Francesco.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
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